La pesca a mosca valsesiana è il tradizionale e antico metodo di pesca a mosca tipico della Valsesia, una valle ai piedi del Monte Rosa nelle alpi Nord Occidentali Italiane.
Una semplice canna fissa , una lenza in crine di cavallo intrecciato, un trenino di mosche essenziali e molta abilità da parte del pescatore, sono ancora oggi il cuore di questa tecnica elegante ed efficace allo stesso tempo.
Il sito è un invito a conoscere questa pesca e il modo di “leggere” l’ambiente acquatico che si acquisisce con essa, direttamente dai pescatori valsesiani che ancora la praticano.

I personaggi

Franco Mognetti


Proseguendo la nostra lista dei personaggi che fanno e hanno fatto in passato la storia della pesca a mosca valsesiana non potevo non ricordare un bravissimo pescatore di Rimasco, il paese di origine della mia famiglia, il suo nome era Franco Mognetti. Anche se posso mostrarvelo sul torrente solo in una vecchia foto sfuocata, in realtà ancora oggi in Val Sermenza tutti lo ricordano molto bene e basta nominarlo per sentirsi raccontare gli episodi che lo descrivono come un pescatore eccezionale uno di quelli che sembrano avere un dono per la pesca a mosca tanto da essere ricordati per imprese e catture quasi mitiche. Un pescatore ad esempio mi raccontò di averlo incontrato sul Sermenza durante un'uscita a spinning, Franco stava pescando con la sua valsesiana e gli disse : "Vai pure avanti tu io ti seguo", chi ha una minima conoscenza della pesca sa bene che risalire un torrente appena dietro ad un altro pescatore equivale a prendere poco o nulla. Invece non solo a fine serata Franco aveva più trote dell'amico ma alla domanda: "Ma come fai?" indicò un sasso e disse: "Guarda dietro quel sasso c'è una trota, ora stai a vedere" lanciò appena a monte e fece danzare le sue mosche in modo da spingere la trota a salire a ghermirle , improvvisamente con un gesto la ferrò lasciando a bocca aperta l'incredulo osservatore. Quest' estate sono andato a pescare con Giacomo il nipote di Franco che utilizza ancora la canna del nonno e che sta imparando ora la tecnica valsesiana, mentre eravamo sul fiume lui ha raccolto un pezzo di legno lavorato dall'acqua che ricordava la testa e il becco di un airone e lo ha regalato a mio figlio. Portare a casa per esporli come soprammobili questi legni dalle forme curiose frutto dell'usura causata dal torrente era un'abitudine di suo nonno, è stato bello per me vedere che anche Giacomo ha questa passione come ce l'ha per la pesca a mosca valsesiana , sono sicuro che ha le carte in regola per diventare un grande pescatore anche lui.


Per mostrarvi cosa significa pescare a mosca valsesiana in un torrente ho caricato un nuovo video girato una sera dello scorso settembre con acque basse e calme che richiedono ancora più attenzione per non farsi scorgere dalle trote selvatiche pronte a correre a nascondersi appena vedono muoversi un'ombra. Naturalmente anche per questo si pesca a risalire e quì potete vedere due cose che vi aiutino a comprendere meglio la mosca valsesiana: la prima è che anche pescando da sotto vedete bene come la lenza in crine e la lunga canna permettono di tenere sempre il contatto con le mosche che rimangono a galla e la seconda è che proprio grazie a questo le trote salgono in superfice a prendere le mosche e all'inizio del video si scorge chiaramente la bollata fragorosa prima della mia ferrata(questo dovrebbe servire a levare ogni dubbio a chi pensa ancora che si tratta di una pesca sommersa).




Viulin


Abbiamo sentito dalla voce di Renato Gonetto come lui e alcuni bravi pescatori di Torino durante una giornata di pesca in Valsesia incontrarono Riccardo Perolini detto"Viulin",questo pescatore che viveva vendendo il pesce ai ristoranti li incantò per la sua bravura nel catturare i temoli e non solo quelli, come si può vedere da questa foto scattata l'8 Aprile del 1938 quando lui e suo padre Giulio catturarono una trota di dimensioni eccezzionali. Vi propongo quell'episodio tratto da un articolo di Arturo Pugno, ecco cosa gli raccontò Viulin:
<< Stavamo per tornare a casa, mio padre ed io, perchè avevamo già pescato durante la mattinata e catturato quattro o cinque trote di cui una superiore al chilo, quando dissi "Provo ancora un colpo". Legai alla lenza della mia canna fissa valsesiana un piccolo cucchiaino che avevo recuperato tra i rami di un ontano, impigliatosi per un lancio maldestro dell' ing. Bonomi tra i primissimi ad usare quel tipo di esca metallica. Lanciato in acqua e recuperato per un breve tratto il cucchiaino fu subito aggredito da una grossa trota alla cui vista gridai a mio padre "Ho attaccato la vecchia, sarà cinque o sei chili", "Getta la canna in acqua" gridò mio padre così la canna trascinata in testa alla lama galleggiava non molto lontana. Dopo alcuni tentativi riuscii a recuperarla e la mollai di nuovo in acqua e la ripresi più volte, mentre ci rendevamo conto delle effettive dimensioni della trota che non si fidava a scendere a valle perchè l'acqua era bassa e nemmeno risalire per via del salto. Dietro consiglio di mio padre salii su un pendio e tagliai un ramo adunco ad un estremità da usare a mò di uncino, dopo due ore e mezza la trota si era fiaccata e la potei abbordare col ramo e dopo averle infilato una mano in bocca facendola uscire dalle branchie la issai sulla roccia e dissi a mio padre "Anche morire non mi fa più niente ora !" Era lunga novantotto centimetri e pesava nove chili e mezzo e fu spedita a Milano in un famoso ristorante dopo aver ingoiato , dopo la cattura, un temolo di mezzo chilo per diventare dieci chili giusti, fu pagata centoventi lire.>>





Oggi in Valsesia è ancora possibile incontrare pescatori che si costruiscono una canna come quella che si usava allora in canna di Nizza, con un cimino in bamboo e con una lenza in crine e qualche semplice mosca scendono sui nostri torrenti a pennellare l'acqua, ricordandoci con i loro gesti eleganti e con l'essenzialità della tradizione che viene da un glorioso passato, che la pesca a mosca è un arte e non richiede nulla di più di quello che le nostre mani sanno costruire per essere attuale. Ve lo dimostro in questo video dove l'amico Arturo Pugno ci fa vedere come si pesca con una valsesiana DOC, una canna che ha un'anima perchè è fatta con fibre naturali plasmate dall'uomo e noi italiani dobbiamo essere fieri perchè siamo artisti anche nella pesca a mosca.