La pesca a mosca valsesiana è il tradizionale e antico metodo di pesca a mosca tipico della Valsesia, una valle ai piedi del Monte Rosa nelle alpi Nord Occidentali Italiane.
Una semplice canna fissa , una lenza in crine di cavallo intrecciato, un trenino di mosche essenziali e molta abilità da parte del pescatore, sono ancora oggi il cuore di questa tecnica elegante ed efficace allo stesso tempo.
Il sito è un invito a conoscere questa pesca e il modo di “leggere” l’ambiente acquatico che si acquisisce con essa, direttamente dai pescatori valsesiani che ancora la praticano.

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Comprendere la valsesiana


In questi ultimi giorni, ma anche in passato talvolta, mi sono reso conto di quanto sia difficile far comprendere ai pescatori che non hanno mai praticato la mosca valsesiana cosa sia realmente questa tecnica di pesca. Diciamo che tanto per incominciare non è solo un modo per catturare un pesce , certamente è molto di più. Io lo considero il modo migliore per riprendere il mio posto nel mondo reale, quello lontano dalle città, dal vetro e dal cemento e dalla confusione della frenesia che ci opprime, ci allontana e anzi ci ha già separati dall'unico luogo in cui ci sentiamo veramente vivi : la natura! Per secoli gli uomini si sono procurati il cibo con la caccia e con la pesca e comprendere le regole del gioco significava vivere o morire questo è ciò che accade in natura.

Il pescatore alla valsesiana conosce queste regole e continua a pescare come un tempo, affidandosi alla sua capacità di comprendere l'ambiente fluviale e alla sua abilità nel costruirsi canna, lenza e mosche praticamente con nulla. Niente tecnicismi, niente teoria, solo l'approccio per esperienza vissuta direttamente a contatto con la natura, fino a comprenderla e conoscerla così a fondo da sentirsi parte di essa. Insomma il pescatore non si deve sentire un estraneo quando è sul fiume, armato delle più sofisticate tecnologie ma da troppo tempo assente da quel luogo per potersi sentire per quello che è in realtà: un essere vivente che da sempre fa parte di un ecosistema come tutti gli altri esseri che lo abitano e ci vivono. Ma come diamine è possibile far capire questo a chi legge queste poche righe? La risposta mi è balzata alla mente riguardando alcuni filmati girati durante alcune uscite in pesca con l'amico Arturo Pugno. In questo in particolare potete vedere Arturo che mentre pennella l'acqua con la sua fedele canna in legno e le sue mosche tradizionali, si avvicina sempre più ad un sasso su cui è posato un giovane merlo acquaiolo, chi frequenta i torrenti conosce bene questi uccelli simpatici ma diffidenti che appena scorgono un intruso scappano con un volo veloce e radente l'acqua. Bè, in questo caso l'immagine che ho potuto registrare è davvero poetica, oserei dire emblematica: il simpatico pennuto non solo non fugge, ma sembra quasi accompagnare nella sua azione l'anziano pescatore che ci appare come un elemento indispensabile in quel quadro che osserviamo e che sembra uscire da un passato neanche tanto lontano, aimè troppo spesso dimenticato. Arrivo io e il merlo vola via passando proprio davanti alla telecamera e appena un attimo dopo Arturo ferra e porta a riva una bella trota regalandoci una ulteriore emozione: ecco questa è la pesca a mosca valsesiana! Se queste immagini vi smuovono qualcosa dentro forse è il caso che iniziate a praticarla...


I custodi della valsesiana


La pesca a mosca valsesiana è una tecnica che per secoli è stata trasmessa da pescatore a pescatore e appresa per esperienza diretta sul fiume.L'insieme delle esperienze di ogni pescatore ha contribuito ad arricchire il bagaglio di conoscenze di quelli che sono arrivati dopo, i quali hanno saputo farne tesoro e a loro volta lo hanno tramandato aggiungendovi qualcosa, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Anche per me è stato così e dopo gli insegnamenti di mio padre ogni pescatore che ho incontrato mi ha saputo trasmettere qualcosa durante le uscite di pesca o semplicemente con il racconto di qualche episodio particolare, di quelli con cui gli anziani pescatori ti lasciano a bocca aperta durante le chiacchierate d'inverno, magari all'osteria, davanti ad un buon bicchiere. Ad un certo punto mi sono reso conto che sarebbe stato bello condividere queste esperienze con chi oggi si avvicina con passione alla mosca valsesiana e mi è balenata in testa l'idea di organizzare un incontro con alcuni anziani pescatori autentici custodi della tecnica della tradizione.

Sul Sermenza, in Valsesia, un giorno di settembre, erano una ventina i pescatori venuti per osservare e conoscere Arturo Pugno che è l'anima della mosca valsesiana, Renato Gonetto che la insegnò per molti anni, dopo averla appresa da Moretto per il quale costruì centinaia di canne e infine lo zio di mio padre, Antonietti Pietro detto "Nini"(un giovinotto di 81 anni) che in questo torrente ha pescato per necessità prima che per diletto.

I pescatori presenti erano rapiti , ammaliati, sinceramente emozionati nell'osservare i gesti eleganti ed il modo di andare sul fiume di questi uomini che, dopo tanti anni passati lungo le sponde dei nostri torrenti, erano lì a mostrarci come si cattura un pesce, con quella abilità e quella cultura della pesca che si basa sull'esperienza che a loro certo non manca e che nella pesca a mosca conta, eccome se conta. La tecnica della tradizione vuole i suoi tempi: si osserva, si acquisisce qualche malizia dagli anziani e si diventa in grado col tempo di ottenere molto con poco, basando tutto sulle proprie capacità di leggere l'acqua e comprendere l'ambiente fluviale e non sull' attrezzatura acquistata; bisogna sentirsi parte del fiume e ci si sente così, perchè la pesca è nel nostro dna e per questo ci viene naturale, ci siamo portati, è così da sempre non so spiegare è...istinto.

Lo zio "Nini" fatica a camminare per le conseguenze di un incidente sul lavoro, eppure sui sassi del Sermenza sembra perfettamente a suo agio e Renato ed Arturo nel polso hanno la dolcezza e la precisione che gli consente di "accarezzare" l' acqua. Senza dubbio qualcosa di antico, di grande e poetico traspare in quei lanci, in quei gesti e in quel modo "naturale" di sfidare il pesce. Ma quello che accomuna questi uomini e li rende grandi è l'umiltà e la disponibilità con cui si pongono nei confronti degli altri pescatori che lo hanno apprezzato e si sono sentiti subito a loro agio; ne è uscita una gran giornata, una di quelle che ti resta nel cuore.