La pesca a mosca valsesiana è il tradizionale e antico metodo di pesca a mosca tipico della Valsesia, una valle ai piedi del Monte Rosa nelle alpi Nord Occidentali Italiane.
Una semplice canna fissa , una lenza in crine di cavallo intrecciato, un trenino di mosche essenziali e molta abilità da parte del pescatore, sono ancora oggi il cuore di questa tecnica elegante ed efficace allo stesso tempo.
Il sito è un invito a conoscere questa pesca e il modo di “leggere” l’ambiente acquatico che si acquisisce con essa, direttamente dai pescatori valsesiani che ancora la praticano.

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Gemellaggio


Quello che è successo il 18 Maggio in Valsesia è storia della pesca a mosca, due tecniche sviluppate nel corso dei secoli a migliaia di chilometri di distanza hanno viaggiato su due binari paralleli fino ad incontrarsi per la prima volta quì in Valsesia. Alle volte pare che il destino ci stia guidando come un filo invisibile che sembra legare le persone le une alle altre ,in questo caso Ryuta ha detto che è un filo di crine di cavallo e io non posso che essere d'accordo. Lo scorso anno io e lui siamo andati a pescare assieme visto che da tempo lui cercava informazioni sulla pesca a mosca valsesiana ed io a mia volta ero molto curioso di vedere la tenkara. Dopo un pomeriggio sul fiume a cena abbiamo iniziato a pensare a quanto sarebbe stato bello fare un gemellaggio fra le nostre due tecniche così simili e così incredibilmente affini. Ryuta è andato in Giappone lo scorso dicembre e si è incontrato con il maestro Masami Sakakibara, uno dei massimi esponenti della pesca a mosca tradizionale giapponese, gli ha portato una mia lenza in crine che lui ha utilizzato con una canna da tenkara in bamboo e gli ha proposto di venire in Italia a conoscere i pescatori valsesiani e il loro stile di pesca. Il maestro ha accettato di buon grado l'invito e ci ha raggiunti la scorsa settimana insieme alla sua simpaticissima moglie e pescatrice Kyoko. Nelle foto sotto vedete proprio il momento in cui ci scambiamo in dono due canne da mosca per suggellare il gemellaggio fra le nostre due tecniche proprio sotto l'affresco di San Pietro con i temoli a Boccioleto.

Masami Sakakibara è una persona stupenda , un grande pescatore e vederlo in azione fianco a fianco al nostro Arturo Pugno è stato incredibile, abbiamo potuto conoscerci e comprenderci a vicenda passando parecchio tempo assieme e alla fine ci siamo detti una cosa molto semplice:" Noi siamo nati lontano gli uni dagli altri eppure siamo fratelli figli dello stesso padre , il fiume!" Non esagero le cose in comune fra noi sono tante ad iniziare dall'uso della canna fissa (molto più morbida quella da tenkara) e del crine per le lenze ma la cosa che forse ci accomuna di più è il modo di affrontare il fiume, come ci muoviamo sul fiume, un modo di pescare che si impara solo con l'esperienza.

Con sorpresa abbiamo scoperto che i bravi pescatori in Giappone usano ancora il crine per costruire le loro lenze del tutto simili alle nostre e se sono passati al fluorocarbon è solo perchè anche per loro è molto difficile reperire del buon crine di stallone bianco, infatti il maestro era molto interessato a capire come riusciamo a procurarcelo (in effetti ormai non è semplice neppure per noi) e così tutti giù a ridere mentre spiegavo come taglio qualche ciocca ad un cavallo intanto che è intento a mangiare qualche tozzo di pane secco sperando di non prendere un calcione sul naso.

Alcune mosche utilizzate per la tenkara sono molto simili alle valsesiane ma la loro tecnica in genere prevede l'uso di piume più rigide come gallo o fagiana e Masami ci ha spiegato come in passato anche nel paese del sol levante in alcune zone si pescava con tre o addirittura cinque mosche come si faceva in passato in Valsesia (ora in genere preferiamo usarne tre). Daltronde non poteva che essere così, loro ci hanno detto che se non fosse per le case che sono diverse le montagne ed i fiumi valsesiani sono identici a quelli giapponesi, insomma è l'ambiente che ci accomuna e che ci ha portato verso gli stessi traguardi .

Ci sono stai innumerevoli momenti emozionanti e piacevoli al tempo stesso ci studiavamo a vicenda con rispetto reciproco e sincera curiosità , simbolicamente posso dirvi che tutto quello che è accaduto si può riassumere nella foto sotto dove vedete che Masami dopo aver visto Arturo costruire una mosca valsesiana, si ricorda di suo padre quando gli insegnava a fare le prime mosche e si emoziona al punto che deve alzarsi e asciugarsi le lacrime. Pugno emozionato a sua volta lo abbraccia e tutti noi a stento tratteniamo le lacrime , sarò un sentimentale ma se non è passione questa!


Guardate i due maestri insieme sul fiume e come Sakakibara osserva con la massima attenzione l'azione delle mosche di Arturo che non mancheranno di andare a segno, anche noi abbiamo visto e studiato attentamente la vera tenkara e come immaginavamo ha poco a che vedere con quello che si vede nei vari filmati girati fuori dal Giappone.

L'ultimo giorno Masami ha pescato con la canna valsesiana che gli abbiamo regalato a cui avevo fatto mettere la data del gemellaggio fra alcune legature fatte con i colori della bandiera italiana e giapponese, utilizzava la lenza in crine che gli avevo preparato e una delle sue mosche piuttosto vistosa di colore giallo montata su un grosso amo (altra cosa che ci accomuna entrambi con molta acqua usiamo mosche ben visibili, guardate la foto quì sotto!), con quella abbiamo preso a turno un paio di grosse iridee in una bella buca mischiando le nostre tecniche cioè pescando con la valsesiana ma con una mosca da tenkara, è stato il giusto coronamento di un incontro di due culture della pesca che si ammirano e si rispettano a vicenda.(notate che la canna valsesiana ha un'azione completamente diversa e si piega decisamente di meno anche con pesci di taglia)

Devo ringraziare Masami Sakakibara e sua moglie per il lungo viaggio che hanno affrontato per venire fino quì per conoscerci, la SVPS e naturalmente il suo presidente Arturo Pugno per tutta la collaborazione e l'impegno che hanno messo come sempre, l'amico Davide Muceni che ha fatto foto e filmati a cui ormai è stata data la residenza in Valsesia, ma soprattutto Ryuta Okano senza il quale non avremmo mai potuto raggiungere un risultato simile, grazie! L'amicizia stretta con Sakakibara è l'inizio di un progetto che lo riporterà in Valsesia nei prossimi tre anni avvenire, sarà l'occasione per tutti voi di assistere ai prossimi incontri tra la valsesiana e tenkara.


A scendere o a salire?


Ancora poco tempo fa mi è capitato di sentire descrivere la valsesiana in un documentario sulla pesca a mosca come una tecnica praticata a scendere , cioè con il pescatore che si presenta sul fiume e lo discende con tutti gli inconvenienti che ne derivano. Dico questo perchè in Valsesia la si pratica quasi sempre a salire e non so bene da cosa derivi questo errore in cui incappano spesso molti pescatori che evidentemente non l'hanno mai praticata. Anche se la pesca a scendere in certe circostanze è redditizia e non deve essere esclusa a priori, è ovvio che risalendo il fiume il pescatore si avvicina in modo da rimanere più facilmente fuori dal cono visivo del pesce e inizia a pescare dal fondo della lama dove spera di ferrare la prima trota per portarla a riva nella pozza precedente e salparla senza spaventare il pesce rimasto. Se invece ci si presenta dall'alto e si allama la prima trota in testa alla buca quasi sicuramente lì non prenderemo più niente e arrivando da sopra, ancor di più se peschiamo in un torrente, sarà facile essere individuati ancora prima di fare il primo lancio.

Ricordate che la prima cosa che il pescatore deve imparare è come non farsi scorgere dal pesce. A qualcuno può apparire scontato ma se osservate bene molti di quelli che scendono sul fiume sembra che non sappiano affatto che questa è la prima e più importante regola che si deve imparare, quindi state bassi e se potete sfruttate i ripari che il luogo vi offre.

Quì a fianco potete vedere un filmato che rende bene l'idea di come si pesca risalendo un torrente: muovendosi addirittura nel mezzo con i piedi in acqua e nascondendosi con i massi quando possibile, si pesca lanciando da valle a monte tenendo la lenza sempre ben in tensione grazie all'azione della lunga canna. Questo è l'ambiente ideale dove la valsesiana dà il massimo a mio avviso permettendo di sondare ogni punto dove può esserci il pesce con precisione millimetrica, senza problemi di dragaggio della coda e con una ferrata fulminea. Non per niente la tecnica è nata proprio in una valle dove i torrenti si presentano con questa morfologia.