La pesca a mosca valsesiana è il tradizionale e antico metodo di pesca a mosca tipico della Valsesia, una valle ai piedi del Monte Rosa nelle alpi Nord Occidentali Italiane.
Una semplice canna fissa , una lenza in crine di cavallo intrecciato, un trenino di mosche essenziali e molta abilità da parte del pescatore, sono ancora oggi il cuore di questa tecnica elegante ed efficace allo stesso tempo.
Il sito è un invito a conoscere questa pesca e il modo di “leggere” l’ambiente acquatico che si acquisisce con essa, direttamente dai pescatori valsesiani che ancora la praticano.

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I custodi della valsesiana


La pesca a mosca valsesiana è una tecnica che per secoli è stata trasmessa da pescatore a pescatore e appresa per esperienza diretta sul fiume.L'insieme delle esperienze di ogni pescatore ha contribuito ad arricchire il bagaglio di conoscenze di quelli che sono arrivati dopo, i quali hanno saputo farne tesoro e a loro volta lo hanno tramandato aggiungendovi qualcosa, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Anche per me è stato così e dopo gli insegnamenti di mio padre ogni pescatore che ho incontrato mi ha saputo trasmettere qualcosa durante le uscite di pesca o semplicemente con il racconto di qualche episodio particolare, di quelli con cui gli anziani pescatori ti lasciano a bocca aperta durante le chiacchierate d'inverno, magari all'osteria, davanti ad un buon bicchiere. Ad un certo punto mi sono reso conto che sarebbe stato bello condividere queste esperienze con chi oggi si avvicina con passione alla mosca valsesiana e mi è balenata in testa l'idea di organizzare un incontro con alcuni anziani pescatori autentici custodi della tecnica della tradizione.

Sul Sermenza, in Valsesia, un giorno di settembre, erano una ventina i pescatori venuti per osservare e conoscere Arturo Pugno che è l'anima della mosca valsesiana, Renato Gonetto che la insegnò per molti anni, dopo averla appresa da Moretto per il quale costruì centinaia di canne e infine lo zio di mio padre, Antonietti Pietro detto "Nini"(un giovinotto di 81 anni) che in questo torrente ha pescato per necessità prima che per diletto.

I pescatori presenti erano rapiti , ammaliati, sinceramente emozionati nell'osservare i gesti eleganti ed il modo di andare sul fiume di questi uomini che, dopo tanti anni passati lungo le sponde dei nostri torrenti, erano lì a mostrarci come si cattura un pesce, con quella abilità e quella cultura della pesca che si basa sull'esperienza che a loro certo non manca e che nella pesca a mosca conta, eccome se conta. La tecnica della tradizione vuole i suoi tempi: si osserva, si acquisisce qualche malizia dagli anziani e si diventa in grado col tempo di ottenere molto con poco, basando tutto sulle proprie capacità di leggere l'acqua e comprendere l'ambiente fluviale e non sull' attrezzatura acquistata; bisogna sentirsi parte del fiume e ci si sente così, perchè la pesca è nel nostro dna e per questo ci viene naturale, ci siamo portati, è così da sempre non so spiegare è...istinto.

Lo zio "Nini" fatica a camminare per le conseguenze di un incidente sul lavoro, eppure sui sassi del Sermenza sembra perfettamente a suo agio e Renato ed Arturo nel polso hanno la dolcezza e la precisione che gli consente di "accarezzare" l' acqua. Senza dubbio qualcosa di antico, di grande e poetico traspare in quei lanci, in quei gesti e in quel modo "naturale" di sfidare il pesce. Ma quello che accomuna questi uomini e li rende grandi è l'umiltà e la disponibilità con cui si pongono nei confronti degli altri pescatori che lo hanno apprezzato e si sono sentiti subito a loro agio; ne è uscita una gran giornata, una di quelle che ti resta nel cuore.


Gemellaggio


Quello che è successo il 18 Maggio in Valsesia è storia della pesca a mosca, due tecniche sviluppate nel corso dei secoli a migliaia di chilometri di distanza hanno viaggiato su due binari paralleli fino ad incontrarsi per la prima volta quì in Valsesia. Alle volte pare che il destino ci stia guidando come un filo invisibile che sembra legare le persone le une alle altre ,in questo caso Ryuta ha detto che è un filo di crine di cavallo e io non posso che essere d'accordo. Lo scorso anno io e lui siamo andati a pescare assieme visto che da tempo lui cercava informazioni sulla pesca a mosca valsesiana ed io a mia volta ero molto curioso di vedere la tenkara. Dopo un pomeriggio sul fiume a cena abbiamo iniziato a pensare a quanto sarebbe stato bello fare un gemellaggio fra le nostre due tecniche così simili e così incredibilmente affini. Ryuta è andato in Giappone lo scorso dicembre e si è incontrato con il maestro Masami Sakakibara, uno dei massimi esponenti della pesca a mosca tradizionale giapponese, gli ha portato una mia lenza in crine che lui ha utilizzato con una canna da tenkara in bamboo e gli ha proposto di venire in Italia a conoscere i pescatori valsesiani e il loro stile di pesca. Il maestro ha accettato di buon grado l'invito e ci ha raggiunti la scorsa settimana insieme alla sua simpaticissima moglie e pescatrice Kyoko. Nelle foto sotto vedete proprio il momento in cui ci scambiamo in dono due canne da mosca per suggellare il gemellaggio fra le nostre due tecniche proprio sotto l'affresco di San Pietro con i temoli a Boccioleto.

Masami Sakakibara è una persona stupenda , un grande pescatore e vederlo in azione fianco a fianco al nostro Arturo Pugno è stato incredibile, abbiamo potuto conoscerci e comprenderci a vicenda passando parecchio tempo assieme e alla fine ci siamo detti una cosa molto semplice:" Noi siamo nati lontano gli uni dagli altri eppure siamo fratelli figli dello stesso padre , il fiume!" Non esagero le cose in comune fra noi sono tante ad iniziare dall'uso della canna fissa (molto più morbida quella da tenkara) e del crine per le lenze ma la cosa che forse ci accomuna di più è il modo di affrontare il fiume, come ci muoviamo sul fiume, un modo di pescare che si impara solo con l'esperienza.

Con sorpresa abbiamo scoperto che i bravi pescatori in Giappone usano ancora il crine per costruire le loro lenze del tutto simili alle nostre e se sono passati al fluorocarbon è solo perchè anche per loro è molto difficile reperire del buon crine di stallone bianco, infatti il maestro era molto interessato a capire come riusciamo a procurarcelo (in effetti ormai non è semplice neppure per noi) e così tutti giù a ridere mentre spiegavo come taglio qualche ciocca ad un cavallo intanto che è intento a mangiare qualche tozzo di pane secco sperando di non prendere un calcione sul naso.

Alcune mosche utilizzate per la tenkara sono molto simili alle valsesiane ma la loro tecnica in genere prevede l'uso di piume più rigide come gallo o fagiana e Masami ci ha spiegato come in passato anche nel paese del sol levante in alcune zone si pescava con tre o addirittura cinque mosche come si faceva in passato in Valsesia (ora in genere preferiamo usarne tre). Daltronde non poteva che essere così, loro ci hanno detto che se non fosse per le case che sono diverse le montagne ed i fiumi valsesiani sono identici a quelli giapponesi, insomma è l'ambiente che ci accomuna e che ci ha portato verso gli stessi traguardi .

Ci sono stai innumerevoli momenti emozionanti e piacevoli al tempo stesso ci studiavamo a vicenda con rispetto reciproco e sincera curiosità , simbolicamente posso dirvi che tutto quello che è accaduto si può riassumere nella foto sotto dove vedete che Masami dopo aver visto Arturo costruire una mosca valsesiana, si ricorda di suo padre quando gli insegnava a fare le prime mosche e si emoziona al punto che deve alzarsi e asciugarsi le lacrime. Pugno emozionato a sua volta lo abbraccia e tutti noi a stento tratteniamo le lacrime , sarò un sentimentale ma se non è passione questa!


Guardate i due maestri insieme sul fiume e come Sakakibara osserva con la massima attenzione l'azione delle mosche di Arturo che non mancheranno di andare a segno, anche noi abbiamo visto e studiato attentamente la vera tenkara e come immaginavamo ha poco a che vedere con quello che si vede nei vari filmati girati fuori dal Giappone.

L'ultimo giorno Masami ha pescato con la canna valsesiana che gli abbiamo regalato a cui avevo fatto mettere la data del gemellaggio fra alcune legature fatte con i colori della bandiera italiana e giapponese, utilizzava la lenza in crine che gli avevo preparato e una delle sue mosche piuttosto vistosa di colore giallo montata su un grosso amo (altra cosa che ci accomuna entrambi con molta acqua usiamo mosche ben visibili, guardate la foto quì sotto!), con quella abbiamo preso a turno un paio di grosse iridee in una bella buca mischiando le nostre tecniche cioè pescando con la valsesiana ma con una mosca da tenkara, è stato il giusto coronamento di un incontro di due culture della pesca che si ammirano e si rispettano a vicenda.(notate che la canna valsesiana ha un'azione completamente diversa e si piega decisamente di meno anche con pesci di taglia)

Devo ringraziare Masami Sakakibara e sua moglie per il lungo viaggio che hanno affrontato per venire fino quì per conoscerci, la SVPS e naturalmente il suo presidente Arturo Pugno per tutta la collaborazione e l'impegno che hanno messo come sempre, l'amico Davide Muceni che ha fatto foto e filmati a cui ormai è stata data la residenza in Valsesia, ma soprattutto Ryuta Okano senza il quale non avremmo mai potuto raggiungere un risultato simile, grazie! L'amicizia stretta con Sakakibara è l'inizio di un progetto che lo riporterà in Valsesia nei prossimi tre anni avvenire, sarà l'occasione per tutti voi di assistere ai prossimi incontri tra la valsesiana e tenkara.