La pesca a mosca valsesiana è il tradizionale e antico metodo di pesca a mosca tipico della Valsesia, una valle ai piedi del Monte Rosa nelle alpi Nord Occidentali Italiane.
Una semplice canna fissa , una lenza in crine di cavallo intrecciato, un trenino di mosche essenziali e molta abilità da parte del pescatore, sono ancora oggi il cuore di questa tecnica elegante ed efficace allo stesso tempo.
Il sito è un invito a conoscere questa pesca e il modo di “leggere” l’ambiente acquatico che si acquisisce con essa, direttamente dai pescatori valsesiani che ancora la praticano.

Home

Nei torrenti di montagna



La tecnica della pesca a mosca valsesiana è così flessibile che permette di pescare con efficacia sia in un fiume come il Sesia, sia in un piccolo torrente di montagna. Per fare questo è sufficente una canna più rapida e corta circa 3,80 m e magari scendere a due sole mosche sul trenino che leghiamo al finale. L'attrezzatura per questa tecnica è così essenziale che durante le escursioni in montagna con la mia famiglia spesso la porto nello zaino con me, in questo modo se incappo in un torrente come quello nel filmato quì sopra (e in Valsesia non è difficile trovarne di simili)posso approfittarne per qualche lancio. Una cosa che magari noterete è che durante i mie spostamenti continuo a far roteare la lenza in aria invece di prenderla in mano, è il modo usuale di muoversi che i valsesiani utilizzano quando pescano a mosca, permette di non perdere tempo e diventa una sorta di automatismo lo si fa senza nemmeno accorgersene come se il braccio andasse per conto suo. In un attimo sei pronto per lanciare e se usi mosche che devono stare a galla le hai anche asciugate nel frattempo, come al solito per la valsesiana semplice, essenziale ed efficace.





Sul Sermenza


Ho avuto il piacere di accompagnare per una battuta di pesca sul Sermenza un ragazzo di nome Paolo Morettini che insieme a suo padre e al suo amico Fabio sono venuti per una breve vacanza in Valsesia e mi hanno contattato perchè volevano provare la pesca a mosca valsesiana. Sono stato felice di mostrare loro l'efficacia e la semplicità della nostra tecnica che li ha interessati e colpiti, al punto che si sono ripromessi di tornare presto per pescare proprio con la valsesiana, affascinati anche dai nostri magnifici torrenti che a loro dire non hanno eguali. Pubblico un bell'articolo di Paolo che è stato scritto di getto sull'onda delle emozioni provate quel giorno ma che ha ben centrato lo spirito della pesca a mosca valsesiana, grazie ragazzi e arrivederci.

SUL SERMENZA: QUANDO LA FAVOLA SI CONFONDE CON LA REALTA’.

Dopo tanto tempo che aspettavamo quei giorni sospirati eccoli qua. L’alberghetto tipico in pietra a Rima San Giuseppe nell’alta val Sermenza sembrava lo scenario immancabile per la nostra avventura. Il gruppo oltre che dal sottoscritto era composto da mio padre e dall’amico di pesca Fabio. L’arrivo in serata fu nel bel mezzo di una tempesta : pioggia sferzante e grandine cadevano violente e i colori del cielo cupo non lasciavano tante speranze. Soprattutto il livello proibitivo del torrente e l’acqua limacciosa erano la nostra preoccupazione principale.

L’appuntamento con Andrea era fissato per il giorno seguente nel primo pomeriggio. L’idea dopo i saluti era sfruttare le ore prossime al tramonto, il momento più propizio per insediare anche le trote più difficili e smaliziate. Al risveglio una bella sorpresa, il sole splendeva interrotto da veli di nuvole. Sullo sfondo erano apparse le cime delle Alpi con i nevai e le loro cascate. Con l’interruzione delle precipitazioni nella nottata, il livello del Sermenza era calato moltissimo. I grossi massi ancora segnati dal livello raggiunto al culmine della piena, confinavano puntualmente le lame d’acqua che incredibilmente appariva cristallina. Il primo miracolo era compiuto! La mattinata passò veloce, dopo gli ultimi preparativi sulle attrezzature e qualche lancio da zone comode, tutto lasciava ben presagire per il pomeriggio. Dopo aver incontrato Andrea e scambiato qualche parola davanti ad un buon caffè, alle 16.30 eravamo già sullo stradello che sormontava la riva del torrente per raggiungere alcuni buoni posti vicino alla chiesetta di Rima S.Giuseppe.


Mio padre posizionato più a valle. Il cucchiaino nuovo comprato il pomeriggio precedente all’arrivo in Valsesia dalla signora Carla era già in acqua. Fabio, era già in azione qualche buca più a monte, gli occhi ben aperti e un unico obbiettivo: sentire il pesce in canna. L’inizio è stato folgorante! Io nelle vesti di spettatore, rimanevo riparato e in silenzio trattenendo quasi il respiro per non allertare il pesce. Osservavo Andrea pescare “alla mosca valsesiana”. Diverse le catture di trote di tutto rispetto andate a segno nel giro di alcuni minuti e altrettanti gli accenni di bollata sull’esca più superficiale del trenino di moschette steso sull’acqua.

Dopo poco esortato da Andrea provavo i primi lanci con la sua attrezzatura e rimasi stupito: il crine fulmineo bucava l’aria e leggero si posava sull’acqua. Al terzo lancio il chiaro segnale di un’abboccata, ma al momento di ferrare rimanevo quasi incredulo e sfumavo l’occasione. Il secondo miracolo si era compiuto!! La giornata era ufficialmente iniziata. Io soddisfatto riprendevo la mia coda inglese e le mie secche, ma ero già sicuro che la prossima volta sul Sermenza ci tornavo con la canna fissa, una lenza di crine intrecciato di cavallo maschio e le moschette valsesiane!

Non ho visto solo una tecnica nuova ma l’espressione tipica della pesca alla valsesiana. L’amore per il torrente, il movimento sull’acqua, il passaggio dal gorgo alla corrente veloce in un attimo fugace, l’interpretazione dell’acqua e del suo fluire e un pensare che mette a nudo il pesce e lo invita all’abboccata. A tratti soli sulla riserva a raccontarci le cose pescando, sempre il contatto con il pesce e quel torrente generoso ci regalava trofei ma sempre con eleganza e mai con banalità. Ripenso e riassaporo quelle scene: mio padre concentrato con il suo cucchiaino, metodico e instancabile. Fabio con i suoi cento lanci, sempre attento e pronto alla ferrata. Andrea che roteava il crine in aria prima della posa perfetta e il sottoscritto con la serinità nel cuore alle prese con quella trota che si è concessa per coronare la giornata....erano più di 35 centimetri. Anche il terzo miracolo si era compiuto!!!

Ringrazio Andrea per la sua disponibilità e per avermi fatto scoprire questa tecnica meravigliosa.
Marco e Jessica del Nonay Resort di Rima S.Giuseppe sempre premurosi e cordiali.
Roberto e Adriano i guardiapesca della zona per i preziosi consigli. --------------------------- Paolo Morettini------------------------