La pesca a mosca valsesiana è il tradizionale e antico metodo di pesca a mosca tipico della Valsesia, una valle ai piedi del Monte Rosa nelle alpi Nord Occidentali Italiane.
Una semplice canna fissa , una lenza in crine di cavallo intrecciato, un trenino di mosche essenziali e molta abilità da parte del pescatore, sono ancora oggi il cuore di questa tecnica elegante ed efficace allo stesso tempo.
Il sito è un invito a conoscere questa pesca e il modo di “leggere” l’ambiente acquatico che si acquisisce con essa, direttamente dai pescatori valsesiani che ancora la praticano.

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Sul Sermenza


Ho avuto il piacere di accompagnare per una battuta di pesca sul Sermenza un ragazzo di nome Paolo Morettini che insieme a suo padre e al suo amico Fabio sono venuti per una breve vacanza in Valsesia e mi hanno contattato perchè volevano provare la pesca a mosca valsesiana. Sono stato felice di mostrare loro l'efficacia e la semplicità della nostra tecnica che li ha interessati e colpiti, al punto che si sono ripromessi di tornare presto per pescare proprio con la valsesiana, affascinati anche dai nostri magnifici torrenti che a loro dire non hanno eguali. Pubblico un bell'articolo di Paolo che è stato scritto di getto sull'onda delle emozioni provate quel giorno ma che ha ben centrato lo spirito della pesca a mosca valsesiana, grazie ragazzi e arrivederci.

SUL SERMENZA: QUANDO LA FAVOLA SI CONFONDE CON LA REALTA’.

Dopo tanto tempo che aspettavamo quei giorni sospirati eccoli qua. L’alberghetto tipico in pietra a Rima San Giuseppe nell’alta val Sermenza sembrava lo scenario immancabile per la nostra avventura. Il gruppo oltre che dal sottoscritto era composto da mio padre e dall’amico di pesca Fabio. L’arrivo in serata fu nel bel mezzo di una tempesta : pioggia sferzante e grandine cadevano violente e i colori del cielo cupo non lasciavano tante speranze. Soprattutto il livello proibitivo del torrente e l’acqua limacciosa erano la nostra preoccupazione principale.

L’appuntamento con Andrea era fissato per il giorno seguente nel primo pomeriggio. L’idea dopo i saluti era sfruttare le ore prossime al tramonto, il momento più propizio per insediare anche le trote più difficili e smaliziate. Al risveglio una bella sorpresa, il sole splendeva interrotto da veli di nuvole. Sullo sfondo erano apparse le cime delle Alpi con i nevai e le loro cascate. Con l’interruzione delle precipitazioni nella nottata, il livello del Sermenza era calato moltissimo. I grossi massi ancora segnati dal livello raggiunto al culmine della piena, confinavano puntualmente le lame d’acqua che incredibilmente appariva cristallina. Il primo miracolo era compiuto! La mattinata passò veloce, dopo gli ultimi preparativi sulle attrezzature e qualche lancio da zone comode, tutto lasciava ben presagire per il pomeriggio. Dopo aver incontrato Andrea e scambiato qualche parola davanti ad un buon caffè, alle 16.30 eravamo già sullo stradello che sormontava la riva del torrente per raggiungere alcuni buoni posti vicino alla chiesetta di Rima S.Giuseppe.


Mio padre posizionato più a valle. Il cucchiaino nuovo comprato il pomeriggio precedente all’arrivo in Valsesia dalla signora Carla era già in acqua. Fabio, era già in azione qualche buca più a monte, gli occhi ben aperti e un unico obbiettivo: sentire il pesce in canna. L’inizio è stato folgorante! Io nelle vesti di spettatore, rimanevo riparato e in silenzio trattenendo quasi il respiro per non allertare il pesce. Osservavo Andrea pescare “alla mosca valsesiana”. Diverse le catture di trote di tutto rispetto andate a segno nel giro di alcuni minuti e altrettanti gli accenni di bollata sull’esca più superficiale del trenino di moschette steso sull’acqua.

Dopo poco esortato da Andrea provavo i primi lanci con la sua attrezzatura e rimasi stupito: il crine fulmineo bucava l’aria e leggero si posava sull’acqua. Al terzo lancio il chiaro segnale di un’abboccata, ma al momento di ferrare rimanevo quasi incredulo e sfumavo l’occasione. Il secondo miracolo si era compiuto!! La giornata era ufficialmente iniziata. Io soddisfatto riprendevo la mia coda inglese e le mie secche, ma ero già sicuro che la prossima volta sul Sermenza ci tornavo con la canna fissa, una lenza di crine intrecciato di cavallo maschio e le moschette valsesiane!

Non ho visto solo una tecnica nuova ma l’espressione tipica della pesca alla valsesiana. L’amore per il torrente, il movimento sull’acqua, il passaggio dal gorgo alla corrente veloce in un attimo fugace, l’interpretazione dell’acqua e del suo fluire e un pensare che mette a nudo il pesce e lo invita all’abboccata. A tratti soli sulla riserva a raccontarci le cose pescando, sempre il contatto con il pesce e quel torrente generoso ci regalava trofei ma sempre con eleganza e mai con banalità. Ripenso e riassaporo quelle scene: mio padre concentrato con il suo cucchiaino, metodico e instancabile. Fabio con i suoi cento lanci, sempre attento e pronto alla ferrata. Andrea che roteava il crine in aria prima della posa perfetta e il sottoscritto con la serinità nel cuore alle prese con quella trota che si è concessa per coronare la giornata....erano più di 35 centimetri. Anche il terzo miracolo si era compiuto!!!

Ringrazio Andrea per la sua disponibilità e per avermi fatto scoprire questa tecnica meravigliosa.
Marco e Jessica del Nonay Resort di Rima S.Giuseppe sempre premurosi e cordiali.
Roberto e Adriano i guardiapesca della zona per i preziosi consigli. --------------------------- Paolo Morettini------------------------


Valsesiana e tenkara




Tempo fa sono stato contattato da un ragazzo giapponese di nome Ryuta Okano che vive e lavora a Milano e pesca col metodo tradizionale tenkara, il suo maestro Sakakibara Masami gli aveva segnalato che in Italia esiste un antico metodo di pesca a mosca molto simile al loro e tramite internet ci siamo conosciuti e tenuti in contatto. La scorsa settimana Ryuta insieme a Davide Muceni un altro appassionato italiano di tenkara sono venuti in Valsesia e si sono recati a pescare sul Sermenza accompagnati dall'amico Marco Veziaga , io li ho raggiunti lì nel pomeriggio e come si vede dal filmato allegato sotto una pioggia fine ma fitta finalmente ci siamo conosciuti di persona. E' stato una sorta di gemellaggio fra le nostre due tecniche simili anche se nate ai lati opposti del pianeta e anche l'occasione per capire in cosa si differenziano. Una cosa è certa sono entrambe nate per necessità ed è stato fantastico quando durante una pausa in una osteria per una birra a Boccioleto, ho potuto far conoscere ai nostri amici Federico Conti un pescatore di quasi ottant'anni che in passato si procurava da vivere con la pesca a mosca valsesiana. (foto a sotto)


In serata ci siamo spostati sul Sesia e quì ho potuto provare la tenkara e a mia volta spiegare la valsesiana ai nostri amici, nella tenkara una canna morbidissima e un poco più corta delle nostre lancia una lenza leggerissima in fluorocarbon alla quale è legato un finale con una sola mosca. Nella valsesiana invece la canna è più lunga è più rigida soprattutto nella parte inferiore perchè deve lanciare una lenza in crine intrecciato che porta un trenino di tre o al massimo quattro mosche con estrema precisione e rapidità e permetterne il controllo e il sostegno a galla durante la passata. Ryuta è rimasto colpito di come la lenza valsesiana posi con delicatezza le mosche nonostante il suo peso decisamente più elevato rispetto al fluorocarbon , ma mi ha detto che in passato ( alcuni pescatori ancora oggi) anche i giapponesi usavano lenze in crine intrecciato e me ne ha mostrata una fatta nel suo paese molto simile alle nostre in effetti, l'uso del fluorocarbon ha permesso la diffusione su larga scala di questa tecnica che fino a una decina di anni fa era poco conosciuta. Le passate nella tenkara sono molto brevi circa un metro un metro e mezzo e ripetute e la mosca può essere una secca che lavora a galla come o una sommersa fatta lavorare appena sotto, in questo caso visto che non si vede la bollata il pescatore cerca di scorgere il pesce che mangia sott'acqua o se non è possibile ferra quando sente l'abboccata sulla canna.
Anche nella valsesiana se proprio a galla non viene nulla il pescatore può far lavorare le mosche sotto lasciandole affondare leggermente e la ferrata avviene nello stesso modo, ma io preferisco non utilizzare mai questo sistema perchè amo vedere il pesce venire sù a rompere la superficie dell'acqua.

In ogni caso queste due tecniche sono entrambe micidiali in torrente e proprio Ryuta mostrandoci una rivista di pesca giapponese ci ha fatto notare come i torrenti della sua madrepatria siano simili ai nostri in Valsesia (un indizio sul perchè siano due tecniche così simili) le trote da loro in genere non superano i trenta centimetri e solo in casi eccezzionali arrivano a quaranta e forse anche per questo la loro canna può essere così sottile. La tenkara si sta diffondendo in tutto il pianeta e i nostri amici dal Giappone ci hanno dimostrato come sia possibile far appassionare le persone ad una pesca a mosca senza mulinello, più semplice ma anche molto divertente e se non bastasse anche molto efficace ora tocca a noi italiani che peschiamo così da secoli seguirne l'esempio non vi pare?
Durante la pausa per una birra a Boccioleto ho costruito una mosca per i nostri amici naturalmente senza morsetto che per noi valsesiani è più un impiccio che un aiuto, nel video qui sopra potete vedere come un pezzo di seta e una piuma siano più che sufficenti per fare le valsesiane che sono efficacissime in torrente, il luogo dove potete riprodurre direttamente mentre state seduti su di un sasso l'artificiale che vi serve o che avete perduto e questo è un altro vantaggio che i pescatori che vorranno avvicinarsi a questa tecnica credo apprezzeranno.