La pesca a mosca valsesiana è il tradizionale e antico metodo di pesca a mosca tipico della Valsesia, una valle ai piedi del Monte Rosa nelle alpi Nord Occidentali Italiane.
Una semplice canna fissa , una lenza in crine di cavallo intrecciato, un trenino di mosche essenziali e molta abilità da parte del pescatore, sono ancora oggi il cuore di questa tecnica elegante ed efficace allo stesso tempo.
Il sito è un invito a conoscere questa pesca e il modo di “leggere” l’ambiente acquatico che si acquisisce con essa, direttamente dai pescatori valsesiani che ancora la praticano.

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Viulin


Abbiamo sentito dalla voce di Renato Gonetto come lui e alcuni bravi pescatori di Torino durante una giornata di pesca in Valsesia incontrarono Riccardo Perolini detto"Viulin",questo pescatore che viveva vendendo il pesce ai ristoranti li incantò per la sua bravura nel catturare i temoli e non solo quelli, come si può vedere da questa foto scattata l'8 Aprile del 1938 quando lui e suo padre Giulio catturarono una trota di dimensioni eccezzionali. Vi propongo quell'episodio tratto da un articolo di Arturo Pugno, ecco cosa gli raccontò Viulin:
<< Stavamo per tornare a casa, mio padre ed io, perchè avevamo già pescato durante la mattinata e catturato quattro o cinque trote di cui una superiore al chilo, quando dissi "Provo ancora un colpo". Legai alla lenza della mia canna fissa valsesiana un piccolo cucchiaino che avevo recuperato tra i rami di un ontano, impigliatosi per un lancio maldestro dell' ing. Bonomi tra i primissimi ad usare quel tipo di esca metallica. Lanciato in acqua e recuperato per un breve tratto il cucchiaino fu subito aggredito da una grossa trota alla cui vista gridai a mio padre "Ho attaccato la vecchia, sarà cinque o sei chili", "Getta la canna in acqua" gridò mio padre così la canna trascinata in testa alla lama galleggiava non molto lontana. Dopo alcuni tentativi riuscii a recuperarla e la mollai di nuovo in acqua e la ripresi più volte, mentre ci rendevamo conto delle effettive dimensioni della trota che non si fidava a scendere a valle perchè l'acqua era bassa e nemmeno risalire per via del salto. Dietro consiglio di mio padre salii su un pendio e tagliai un ramo adunco ad un estremità da usare a mò di uncino, dopo due ore e mezza la trota si era fiaccata e la potei abbordare col ramo e dopo averle infilato una mano in bocca facendola uscire dalle branchie la issai sulla roccia e dissi a mio padre "Anche morire non mi fa più niente ora !" Era lunga novantotto centimetri e pesava nove chili e mezzo e fu spedita a Milano in un famoso ristorante dopo aver ingoiato , dopo la cattura, un temolo di mezzo chilo per diventare dieci chili giusti, fu pagata centoventi lire.>>





Oggi in Valsesia è ancora possibile incontrare pescatori che si costruiscono una canna come quella che si usava allora in canna di Nizza, con un cimino in bamboo e con una lenza in crine e qualche semplice mosca scendono sui nostri torrenti a pennellare l'acqua, ricordandoci con i loro gesti eleganti e con l'essenzialità della tradizione che viene da un glorioso passato, che la pesca a mosca è un arte e non richiede nulla di più di quello che le nostre mani sanno costruire per essere attuale. Ve lo dimostro in questo video dove l'amico Arturo Pugno ci fa vedere come si pesca con una valsesiana DOC, una canna che ha un'anima perchè è fatta con fibre naturali plasmate dall'uomo e noi italiani dobbiamo essere fieri perchè siamo artisti anche nella pesca a mosca.




Incontro con i Morettiani


Come potete leggere negli articoli scritti in modo impeccabile dall'amico Marco Baltieri e pubblicati nei mesi scorsi sul sito, nel dopoguerra ci fu una notevole diffusione della tecnica di pesca a mosca valsesiana.Un grande contributo lo diede Luigi Cerovetti detto "Moretto" che insegnò a pescare a centinaia di persone nel Torinese e altrove tanto che nel 1956 fondò il primo club di pesca a mosca in Italia un club di pescatori alla valsesiana naturalmente. In questi ultimi mesi alcuni di loro che hanno imparato la nostra tecnica da Moretto mi hanno contattato attraverso il sito e così ho deciso di organizzare un incontro in Valsesia per conoscere di persona questi nuovi amici che hanno scritto un pezzo della storia della mosca in Italia. E' stata l'occasione per invitare anche Adriano Cerovetti figlio di Ubaldo Cerovetti che fu campione del mondo di pesca a mosca nel 1986 e nipote di Moretto , Arturo Pugno presidente della Società Valsesiana Pescatori Sportivi ha consegnato nelle mani di Adriano un quadro con la ormai famosa mappa di Otra di Balmuccia con una dedica che i pescatori valsesiani hanno voluto in segno di riconoscenza verso suo nonno vero e proprio "ambasciatore" della tecnica valsesiana.

Moretto potè diffondere la valsesiana anche grazie all'aiuto di Renato Gonetto che ci ha fatto l'onore di venirci a trovare anch'esso e di raccontarci come conobbe Luigi Cerovetti e come costruì centinaia di canne valsesiane per lui partendo da un campione , la canna originale di Moretto, che potete vedere nei filmati e nelle foto allegate che sono stati girati per permettere a tutti voi di sentire questi racconti dalla viva voce dei protagonisti e di provare le emozioni che ho provato io nel tenere in mano queste mitica canna. Adriano ha naturalmente voluto dividere questo regalo con Gonetto che si è commosso e questo è stato un momento così toccante che ,devo ammettere, ho faticato a trattenere le lacrime: bravo Renato te lo meriti!

Tra i presenti c'era anche Ferruccio Cortiana che dal Veneto ,dove ancora pesca alla valsesiana, ci ha portato le sue canne comprate dopo un incontro con Moretto avvenuto quando aveva solo sedici anni, Bruno Cordero che fu campione sociale dei Morettiani nel 1973 e nel filmato quì sotto potete sentirlo mentre racconta di come lui e i suoi amici rimasero impressionati nel vedere un valsesiano che gli mostrò come pescare i temoli. Anche Gonetto conobbe in Valsesia un grande pescatore purtroppo già scomparso soprannominato"Viulin" e ricorda come lui e un altro "Morettiano" di nome Savarino, che divenne tra l'altro campione del mondo di pesca a mosca per tre anni consecutivi, impararono a pescare i temoli proprio osservando stupefatti con quale facilità Viulin li catturava prevedendo già quale avrebbe abboccato e quale invece no! Questa giornata dedicata ai ricordi e alla valsesiana è stata una giornata storica!Che bello vedere Renato Gonetto e Arturo Pugno confrontarsi e ritrovarsi su tutto, due pescatori che grazie a tanti anni passati lungo i nostri fiumi sono portatori di un bagaglio di esperienze prezioso, per me è stato un privilegio che ora grazie a questi filmati voglio mettere a disposizione di tutti. A chi saprà ascoltare due personaggi come loro l'occasione di comprendere cosa è veramente la pesca a mosca della tradizione italiana, quella tecnica nata sui nostri torrenti e fra le nostre montagne che si fonda su un semplice nodo, simbolo del patto che lega l'anziano pescatore al giovane, che nel ricevere un sapere antico impara a comprendere l'ambiente fluviale fino al punto di sentirsi un tuttuno con esso. Sono sicuro che molti di voi che leggete avrebbero voluto essere presenti purtroppo stavolta non era possibile, ma vi anticipo già che la prossima primavera si organizzerà una giornata sul fiume quì in Valsesia così che tutti potrete pescare e vedere in azione Pugno, Gonetto, i Morettiani e Adriano Cerovetti visto che già mi hanno promesso che non mancheranno di tornare per un raduno dedicato alla pesca a mosca valsesiana.